Glitchborne è tornato a Casa Sanremo Invest 2026

Glitchborne è tornato a Casa Sanremo Invest 2026

Sanremo, 23 febbraio 2026

Glitchborne è tornato a Casa Sanremo Invest come tornano certe leggende: senza bussare, con gli occhiali 3D già accesi e lo slime che fa da badge VIP. La hall è piena di voci, strette di mano, pitch da 30 secondi e sguardi che dicono “ok, ma fammelo provare”.

Lui non “presenta” Metagate. La fa succedere.

Appena il primo visore va in passthrough, la stanza prende un secondo strato. Non un “contenuto” buttato lì come un poster digitale, ma un’interfaccia viva: oggetti 3D che si appoggiano al mondo reale come se avessero pagato l’affitto. E la cosa bella è che nessuno chiede istruzioni. Le mani partono da sole: pinch, rotate, scale. L’utente non domanda “cosa devo fare?”, si mette a esplorare. Quando succede, Glitchborne lo sente nello slime: vibra come un basso in un club, perché la tecnologia sparisce e resta l’interazione.

Storm ride dentro la sua testa, col cappello da pirata inclinato.
“Vedi? Non serve convincerli. Serve farli toccare il glitch. Un minuto di demo vale più di mille deck.”

Echo, dall’altra parte, pulisce i bordi del caos con una calma chirurgica.
“Sì, e non per farli cadere in VR ma per farli interagire. Qui stiamo costruendo un linguaggio, non un trucco.”

Due giorni (22–23 febbraio) di demo hands-on e conversazioni continue: domande vere, obiezioni vere, casi d’uso veri. Glitchborne ama quel tipo di pressione: è la validazione rapida, l’unico tribunale che non si compra. E soprattutto c’è quell’altra parola che a Sanremo suona quasi strana, ma qui ha peso: sostenibilità. Meno materiale. Più riuso. Più digitale che non finisce in un cassetto. “Back-to-real”, direbbe qualcuno. Lui lo traduce in dialetto Yacht Club: meno plastica, più banana-powered esperienza.

Poi arriva la parte Web3, quella che di solito fa alzare un sopracciglio a metà sala. Solo che qui non c’è teoria, c’è azione.

Glitchborne piazza l’ancora: NFT POAP.

Non come “NFT da collezione” e basta, ma come prova di presenza che diventa chiave: ricordo dell’evento, ponte tra fisico e identità digitale, base per reward e accessi futuri. Il momento del riscatto è un click mentale: quando la gente capisce che il Web3 ha senso solo se sblocca utilità misurabile, la stanza cambia temperatura. Anche lo slime si stabilizza, come se dicesse: ok, qui non stiamo giocando a fare i misteriosi.

E mentre tutti sono ancora nel mood “wow, ho riscattato”, Glitchborne apre il capitolo serio travestito da magia: il Passaporto Digitale di Prodotto. Filiera, tracciabilità, audit trail: parole che su una dashboard sembrano punizione, ma in Mixed Reality diventano una mappa 3D navigabile sopra l’oggetto. Provenienza, certificazioni, lotti: non una tabella, ma una storia esplorabile. Il tipo di cosa che fa dire alla gente “ah, quindi è questo”. Riduzione dell’attrito cognitivo. Tradotto: meno sbadigli, più comprensione.

Storm sussurra, affilato:
“Se puoi vedere la filiera come un dungeon, puoi anche nasconderci i segreti.”

Echo lo rimette in riga:
“O puoi renderli trasparenti. La fiducia non si predica, si mostra.”

Nel mezzo, l’intervista con Moneyviz: palco, luci, tempo contato. Gabriele Del Mese fa domande puntuali. Glitchborne ama quel gioco: rispondere senza fumo, perché a Sanremo l’attenzione è una moneta dura. E lì la Mixed Reality vince solo se è progettata bene: entra, aggancia, spiega, lascia una traccia.

Poi la giuria della Music-Tech Competition. Glitchborne osserva i progetti come si osserva un futuro in beta: tanti prototipi, poche cose che possono davvero diventare prodotto. E lui lo sa: il salto non lo fai con l’hype, lo fai con pipeline, onboarding, retention. In due ore di evento capisci più che in due mesi di meeting.

Ed ecco il martello sulla fucina: OpenGate XR.

No-code, ma non “cheap”. No-code come arma segreta per abbattere tempi e costi senza perdere curatela. Perché se ogni esperienza richiede una pipeline pesante, diventa un evento “una volta e basta”. Se invece puoi replicarla, migliorarla, modularla… allora inizi a costruire davvero. E Glitchborne, sotto la maglietta fusa, sorride: questa è la parte dove smetti di fare demo e inizi a fare industria.

Quando le porte di Casa Sanremo Invest iniziano a svuotarsi, restano le cose che contano: feedback, contatti, idee che non si sono spente appena tolto il visore.

Glitchborne guarda il pavimento reale. Poi lo strato digitale.
“WAGMI,” mormora, ma non come slogan. Come diagnosi.

E proprio quando sembra finita, i suoi occhiali 3D catturano un dettaglio: un micro-glitch vicino all’area premi. Un’ombra scomposta, un frammento di codice che non dovrebbe esserci. Lo slime si arriccia come un radar.

Storm si lecca i denti.
“Alpha leak. I progetti premiati non sono l’unica cosa che verrà fuori.”

Echo parla piano, ma pesa.
“Le collaborazioni nate qui sono semi. E i semi, se li pianti bene, cambiano il paesaggio.”

Glitchborne si sistema gli occhiali, fa un passo, e la realtà… fa spazio.

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